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Osvaldo Fresedo

El Pibe de La Paternal
1897, Buenos Aires - 1984, Buenos Aires

Cenni biografici

Fresedo_Osvaldo_OSjpgNato in una famiglia benestante a Buenos Aires, la sua musica ha caratteristiche eleganti e raffinate, molto apprezzata nei circoli signorili del tempo.

Quando aveva 10 anni la famiglia si trasferì nel quartiere povero di La Paternal, nonostante il padre fosse un ricco commerciante; qui Osvaldo intraprese lo studio del bandoneon (motivo di dissapori con il padre) e lo stile di vita del quartiere, umile e frugale, influenzò le tematiche dei suoi componimenti futuri: sebbene il suo stile fu (ed è) elegante e ricercato, accettato ed accolto con entusiasmo anche dalle classi più ricche, Osvaldo non dimentica le sofferenze e la quotidianità delle periferie e le difficoltà ad esse legate.

Nel 1913 cominciò a suonare in pubblico come parte integrante di un terzetto giovanile, con suo fratello Emilio, al violino e Martin Barreto alla chitarra. Si esibirono nel Cafè Paulin e nel continuare a presentarsi negli altri cafè del quartiere cominciò ad essere identificato come "El Pibe de la Paternal",  quasi a fare il verso ad un altro bandenoista emergente, Pedro Maffia, noto come "El Pibe de Flores" (altro quartiere di Buenos Aires).

Si esibì poi nel cabaret Montmartre e poi nel Royal Pigall, a richiesta di Roberto Firpo.

Successivamente formò un trio con il pianista Juan Carlos Cobiàn e il violinista Tito Roccatagliata.

L'incontro tra Fresedo e Cobiàn (che riscuoterà grande celebrità come compositore di numerosi brani, tra cui Nostalgias) fu decisivo per la evoluzione orchestrale del tango negli anni '20.

Nel 1918 Fresedo forma il suo primo complesso, in cui intervengono, tra gli altri, il pianista Jose Maria Rizzutti (compositore di Cenizas) ed il violinista Julio De Caro, che sei anni dopo rivoluzionerà il genere con il suo sestetto (e che compose in omaggio a Fresedo il tango omonimo). 

Fresedo si esibì con tale successo nel Casinò Pigall che la sua si trasformò nell'orchestra di moda.

Nel 1920 era già in tournée negli Stati Uniti con un trio composto con il violinista Tito Roccatagliata e il pianista Enrique Delfino.

Al suo ritorno Fresedo ricompose il suo sestetto, affidando questa volta il piano a Cobiàn, nessuno come loro fu capace di introdurre il tango nelle feste dei saloni aristocratici di Buenos Aires.

Nel 1927 il successo di Fresedo è tale che mantiene in esecuzione cinque orchestre allo stesso tempo, la principale delle quali nel cabaret Tabarin, sulla Calle Corrientes, la più importante della città.

Questo lo obbliga a fare la spola da un locale all'altro per fare atto di presenza accanto a ciascuna orchestra.

Una di queste, che accompagnava i film muti nel cine teatro Fenix, del quartiere di Flores, era diretta nientemeno che dal pianoforte di Carlos Di Sarli, il quale in seguito fu molto influenzato dallo stile del suo direttore.

Musicalità

500x500jpgLa delicatezza del gusto, i legati, le armonie soavi e gli assoli fantasiosi del piano erano diretti all'ascolto delle classi elevate, portando comunque ad esse il messaggio della profonda periferia, che sempre emergeva nell'arte Fresediana.

Fresedo ebbe l'audacia di introdurre nel tango timbri nuovi, come quello dell'arpa e del vibrafono, e di utilizzare discretamente la batteria.

Insieme a Cobiàn e a De Caro fu fra i principali rappresentanti di quella che poi si sarebbe definita"Guardia Nueva", che segnò il definitivo allontanarsi dal tango delle origini.  Si appoggiò anche a musicisti di talento quali il pianista Emilio Barbato e i bandoneonisti Roberto Perez Prechi e Roberto Pansera.

Scelse con grande attenzione i suoi cantanti tra i quali primeggiano i vocalisti Roberto Ray, Ricardo Ruiz, Oscar Serpa, Osvaldo Cordò, Armando Garrido e Hector Pacheco.

Il suo tango più celebre è il melodioso "Vida mía", ma ottennero un grande successo anche tanghi come "Pimienta", "Arrabalero", "Tango mío", "El once", "El espiante", gli splendidi "Nostalgias", "Nieblas del Riachuelo", "Aromas", "Volverás", "Sollozos" e "Siempre es carnaval", "Ronda de ases", "De academia", "Por qué" e "Si de mí te has olvidado".